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Eventi sociali

PERUGIA: dopo il pane sciapo l’arrivo del primo treno

Pubblichiamo l’interessante articolo di una nostra socia, Daniela Ragni.

ARRIVA IL TRENO!

La rete ferroviaria italiana, nei suoi lineamenti essenziali, è stata costruita nella seconda metà dell’800: tardi, rispetto alla maggioranza dei paesi europei industrializzati.

In quella che allora – le regioni come unità amministrativa ancora lontane – era la “Provincia dell’Umbria”, il problema del collegamento ferroviario con Firenze fu affrontato per la prima volta nel 1861, quando l’on Danzetta si batté a Torino contro il tracciato Cortona-Mercatale-Umbertide-Ponte Felcino-Foligno e contro un altro che da Umbertide, per Gubbio, doveva arrivare a Fossato, lasciando il circondario di Perugia e del lago senza ferrovie del tutto.

Finalmente nel 1862 il percorso fu scelto: Trasimeno-Perugia. C’era anche una società ferroviaria che proponeva Chiusi-Perugia, passando per Piegaro e “non a ostro, verso il Trasimeno”.  Proposito combattuto nel 1863 da un gruppo di consiglieri provinciali “a rendere anche migliore la condizione di questa provincia provvedendola di vie ferrate in tutte le direzioni,… i sottoscritti propongono che il Consiglio Provinciale presenti una mozione al Regio Ministero dei lavori pubblici, onde voglia comprendere, fra le strade ferrate da eseguirsi a compimento della rete suddetta, pur quella che movendo da Chiusi si congiunga coll’Aretina alla Magione, e che venga aperta insieme a quella ultima stazione”.

Intanto però a tutti pare di avere già la ferrovia. Coloro che, viaggiando nel nord Italia, l’hanno coraggiosamente provata, sostengono che anche in terza classe si viaggi addirittura più comodi che in diligenza! E poi è il treno è meno caro, solo 6 centesimi a chilometro (10 in prima classe), contro i 12-14 della diligenza.

I lavori procedono spediti e nel 1865 ecco la ferrovia che avanza: il treno funziona già da Firenze a Torricella. C’è una coppia di treni al giorno che copre la distanza Firenze- Torricella in cinque ore. C’era anche un treno per Passignano ma ci metteva un’ora in più. Un orario dell’epoca riporta: partenza da Firenze alle ore 12, 25. Arrivo ad Arezzo alle 15, 38. A Passignano alle 17, 20. A Torricella alle 17, 35 (la stazione di Terontola non esisteva ancora). Da Torricella una diligenza portava a Perugia i passeggeri in tre ore. Magari su per la vecchia strada che porta al passo di Magione, i signori viaggiatori saranno pregati di scendere e di farsi la pettata a piedi, ma arrivare da Firenze in sole otto ore è un vero prodigio!

Sotto al colle di Magione gli operai stanno scavando la galleria e chi abita dall’altra parte sale il passo e si affaccia, sotto Montecolognola, per veder arrivare il miracolo della tecnica, il mostro d’acciaio che porterà gli umbri nel futuro.

Anche dalla parte di Roma il progresso avanza: in aprile 1866 la ferrovia arriva a Foligno, percorrendo il tratto da Orte – Terni; poche settimane dopo Foligno è collegata con Ancona. Il 20 luglio il treno arriva a Collestrada. Intanto a Perugia si costruisce la stazione, anche se ci vorranno anni per munirla di un portico per le diligenze e un secolo per avere una tettoia sopra i binari.

Ma la linea più importante era quella per Firenze capitale, mentre Roma era “all’estero” e per andarci ci volevano passaporti e visti.

L’11 agosto un treno in prova attraversa il traforo di Magione e giunge ad Ellera. Il 20 settembre il ministro dei lavori pubblici, Stefano Iacini, arriva da Firenze a Magione e personalmente conduce il primo treno fino ad Ellera, divertendosi sicuramente un sacco se l’anno dopo, in dicembre, volle ripetere l’esperienza passando e ripassando fra Ellera e Perugia, sempre guidando il treno. Una gran folla “traeva alla stazione a rimirare il compimento di voti sì a lungo contrastati”.

In autunno si lavora ancora alla grande curva che la ferrovia percorre tra Ellera, Fontivegge e Ponte San Giovanni, quando accade il primo incidente: una locomotiva sotto pressione ad Ellera scoppia ferendo gravemente una famigliola che passava a ben ottanta metri di distanza.

Ma adesso partendo da Perugia alle 5 del mattino si è a Firenze in poco più di quattro ore. Anche a Roma si va in treno: partendo alle 5, si arriva alle 15, 35 nella capitale del papa; verso l’Adriatico, partendo alle 11, 40, si arriva ad Ancona alle 20. Viva il progresso!

La gente va nelle stazioni anche solo per guardare i treni, all’arrivo e alla partenza assistono addirittura folle.

Ma com’ era il treno? Una locomotiva con alte ciminiere come quelle del Far West e un deposito per il carbone, fuochisti e macchinista all’opera.

Gli scambi automatici non esistevano ancora, i manovali provvedevano allo scambio a mano nelle vicinanze delle stazioni. Con il buio o gran nebbia la locomotiva procedeva piano, sparando i petardi messi sui binari dai cantonieri per “avvisare” eventuali altri treni (le segnalazioni luminose elettriche sono di là da venire).

I vagoni, più o meno lussuosi a seconda della classe, sembravano carrozze o carri più grandi e non avevano ancora corridoi di comunicazione. Dunque i vagoni e ogni cabina di prima classe erano isolati tra loro e privi di segnale d’allarme: questo dettaglio facilitò in Umbria almeno due omicidi per rapina, fra cui quello del vescovo di Foligno. Dovrà arrivare il 1885 per vedere dalle nostre parti un treno composto interamente di vagoni comunicanti con “il sistema americano”.

Non c’era il riscaldamento e solo negli inverni più freddi il capotreno forniva uno scaldino ai passeggeri di prima classe (quelli di seconda e di terza avevano però il diritto di bubbolare). Passerà qualche anno e le ferrovie, commosse dalle sofferenze dei passeggeri congelati, concederanno il riscaldamento anche alla terza classe.

Nei vagoni non c’era un gabinetto. Nei giornali del tempo non mancano lettere di protesta perché alcuni screanzati fanno pipì nel terrazzino in fondo all’ultimo vagone, con scandalo dei buoni villici.

Il 17 novembre 1975 si inaugura il tratto ferroviario Terontola-Chiusi, che ridurrà la Terontola-Foligno a una linea secondaria, quasi una bretella della Direttissima.

Inutilmente l’onorevole ingegner Coriolano Monti, che aveva negli anni precedenti allertato gli umbri su quello che stava accadendo, presentò un’interpellanza alla Camera. Ma in verità la Giunta provinciale aveva contribuito alla spesa della linea Terontola-Chiusi per paura che essa passasse ancora più a nord.

Immediata conseguenza: l’abolizione di tutti i diretti per Roma via Trasimeno-Perugia. Il servizio diventerà così cattivo che il signor Brufani, proprietario dell’omonimo albergo perugino, manderà una diligenza a cavalli a prendere a Chiusi i suoi clienti. Finalmente, “mercé la solerzia dei nostri deputati”, si ebbe qualche miglioramento.

Il “Corriere dell’Umbria” si lamenta, soprattutto per il fatto che a Terontola bisogna aspettare le coincidenze in una stazione che “sembra un deserto”.

Ahimè, da allora e per molto tempo, ogni perugino che oggi ha una certa età, ha passato, sommando le ore, settimane della sua vita in quel deserto chiamato Terontola e, fra coincidenze perdute ed eterne soste, ha udito risuonare nella solitudine della stazione un lugubre: “Terontolaa, Terontolaaa…”.

Maria Daniela Ragni

28 Settembre 2024/da Cuor di Leone
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Dott. Tiziano Scarponi

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